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DA 5.000 A 100.000 A...
E' sempre stata molto varia la consistenza del Premio. Nel 1927 era di cinquemila
lire. Nel dopo- guerra i laureati da Bagutta ne ricevettero centomila. Anche
oggi a tanto ammonta l'assegno del Premio per il vincitore più cinque
milioni di "contingenza" o "caro- vita" e una targa
d'oro del "Banco Lariano". A tutto ciò si deve aggiungere
che gli eredi dell' industriale Giovanni Falck dal 1977 provvedono - iniziativa
molto apprezzata - a far avere a tutte le biblioteche della Lombardia, Friuli,
Venezia Giulia e della regione dove è nato il vincitore una copia
del libro premiato.
Nato molti anni dopo il "Goncourt" e il "Foemina",
assegnati a Parigi rispettivamente dal 1903 e dal 1904, il Bagutta dà
all'autore molto prestigio e soprattutto gli fa vendere molte copie. Come
appunto era nelle intenzioni dei fondatori i quali, non lo si deve dimenticare,
organizzarono una colletta frà loro per poter dare le prime cinquemila
lire ad Angioletti. Tremilanovecento infatti le diede Alberto Pepori e le
altre millecento (cento lire a testa: Nicodemi non le aveva in tasca e le
portò il giorno dopo) le versarono gli undici i quali non immaginavano
certo che più di mezzo secolo dopo il Bagutta sarebbe stato ancora
vivo, vitale e soprattutto giovane. Merito questo di tutti i Giudici.
I GIUDICI
Dalla sua fondazione a oggi molti sono stati i Giudici del Premio. I primi
furono Riccardo Bacchelli (nominato per acclamazione "presidente a
vita"), Mario Alessandrini, Luigi Bonelli, Adolfo Franci, Paolo Monelli,
Antonio Nicodemi, Antonio Scarpa, Ottavio Steffenini, Mario Vellani Marchi,
Antonio Veretti e Orio Vergani con qualifica di "primo giudice".
Sono passati molti anni da quel lontano undici novembre 1926, ma il gruppetto
di Giudici, anche se quasi tutti i suoi membri fondatore sono scomparsi,
ha conservato intatto lo spirito che diede vita al Premio. Non è
mai stato - un compito facile quello di Giudice del Bagutta e lo dimostra
il fatto che nel corso degli anni lasciarono talora per sopravvenuti
impegni, ma più spesso per divergenze ideali, polemiche e contrasti
letterari, quell'incarico ad altri. Lo stesso Bacchelli "Presidente
a vita" lasciò a un certo punto quella carica e per diversi
anni si tenne lontano da Bagutta. Inutile sottolineare che ogni distacco
fu sempre il segno di una crisi da cui Bagutta, nei suoi quasi ottantacinque anni
di vita, non fu certo indenne.
La più grave comunque il Premio la
visse quando venne improvvisamente a mancare Orio Vergani. Era il sei aprile
1960. Furono allora molti i Giudici che pensarono di abbandonare mentre
molti giornali scrivevano che senza quel "Primo Giudice" non ci
potevano essere ancora premio e Bagutta. Una tesi più dettata dallo
sconforto che da un esame obiettivo della situazione. Infatti dopo una serie
di colloqui e riunioni, la sera del nove aprile 1960 i Giudici riuniti al
vecchio tavolo, decidevano all'unanimità che tutto sarebbe continuato
"come prima". Presidente "pro tempore" veniva nominato
G. Titta Rosa e quindi il 12 maggio successivo veniva assegnato il Venticinquesimo
premio, il primo dopo la scomparsa di Vergani. Vanno seguente Bacchelli
su invito unanime della Giuria ed esaudendo il desiderio del neogiudice
Guido Vergani, ritornava alla presidenza. Anni dopo la cedeva a Giansiro
Ferrata, poi a Mario Soldati.
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I PRIMI ANNI
Nessuno meglio di Orio Vergani descrisse i primi tempi
del "Bagutta" e della trattoria. Stralciamo sempre dall'oramai
storico pezzo, ripubblicato il 15 gennaio del '77 dal Corriere d'Informazione,
alcuni brani: « Per molti anni i baguttiani provvidero personalmente
alla raccolta dei fondi e, nel caso del "Giorno del giudizio"
di G.B. Angioletti, primo vincitore del premio, provvidero anche a stampare
a proprie spese il volume. Vendevano libri rari, autografi, quadri e disegni.
Alle aste di Bagutta si facevano, fra un bicchiere di Chianti e l'altro,
ottimi affari. Una sera un notissimo industriale del panettone acquistò
una tempera di Amedeo Modigliani per 750 lire... Una sera furono messi all'asta
i baci del transvolatore atlantico Arturo Ferrarin, pagati in media 25-30
lire l'uno. Una ragazza sconosciuta ne pagò uno cento lire, chiedendo
d'essere baciata solamente sulla fronte e subito dopo scomparve. Si seppe, più
tardi, che era un'ospite, in libera uscita, di una casa chiusa...
Si potrebbe
dire che il resto della nostra piccola storia appartiene, ormai, alla cronaca
della vita letteraria italiana. Nessun vecchio cenacolo parigino - fra quelli
che avevano il loro punto di incontro alla Closerie des Lillas,
alla Coupole, al Café du Dóme o, nella stagione esistenzialista,
al Café de Flore e alla Brasserie Lipp - ha avuto
una così lunga vita. Lo si deve probabilmente al fatto che Bagutta,
pur avendo visto alla sua tavola quasi tutti i maggiori scrittori italiani,
non è mai stata una scuola di letteratura, né ha mai voluto
affermareuna determinata tendenza, né imporre gusti e maestri.
Questo ha permesso la lunga concordia di chi, per esempio, premiava un anno
il "rondista" Cardarelli e, poco dopo, il giornalista Silvio Negro.
I Giudici - lettori non hanno badatcí altro che alla buona qualità
dei libri. I grandi vinti di Bagutta, che si permise di "bocciare"
scrittori come Palazzeschi (gli fu preferito Gadda), Moretti e Stuparich,
sapevano che i voti contrari nascevano dallo spirito di una discussione
libera e affettuosa. Noi, non vogliamo essere considerati i "garibaldini"
dei premi letterari... Ci basta si sappia che, in tanti anni, la nostra
volontà fu tutta disinteressata: abbiamo gridato, scritto, concionato
ai tavoli della vecchia trattoria solo per potere, ogni anno, consacrare
con un piccolo premio, una nuova simpatia e una nuova stima».
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LOCALE STORICO E MUSEO
Bagutta non è soltanto una trattoria o un ristorante famoso, ma un
piccolo museo "sui generis". Quando pochi anni fa a Milano se
ne temette per ragioni diverse la chiusura ( i proprietari dell'edificio
volevano destinare i locali ad altro uso) tutti i giornali (e per primo
"Il Giornale" di Indro Montanelli) settimanali, radio, TV si sollevarono
dichiarando che era "un centro di preminente interesse storico culturale".
Riconoscimento espresso anni più tardi, esattamente il 20 dicembre
1989, dal Decreto 961 del Ministero dei Beni Culturali che, visto il decreto
del 5 maggio 1982 che già riconosceva l'interesse particolarmente
importante dell'edificio, considerato che vi è ubicato un ristorante
che è un punto di riferimento della cultura milanese nazionale e
internazionale coagulando intorno all'esercizio della tradizionale cucina
toscana una universalità di artisti e letterati italiani e stranieri,
che vi è conservata una serie di opere, disegni, affreschi, sculture
importanti, che vi si riunisce la giuria del Premio Letterario Bagutta,
che il premio ha visto tra i vincitori i maggiori scrittori italiani secondo
una sequenza pluridecennale, decretava, visti gli articoli 1, 2, 3, 5, 7
e 11 della Legge 1 giugno 1939, n. 1089 di riconoscere l'interesse particolarmente
importante dell'antico esercizio denominato Ristorante Bagutta
e quindi da ritenerlo sottoposto a tutte le disposizioni di tutela contenute
nella legge stessa.
Tutto sommato Bagutta ha sempre saputo un poco di essere
un locale storico. "Ufficialmente" lo apprese, quando nel 1984
a Parigi fu presentata una mostra dei locali più rappresentativi
d'Italia. Allora seppe di essere in compagnia al Savini e al Camparino
di Milano, al Florian di Venezia (tra i suoi clienti: Byron, Foscolo, Gozzi,
Parini, Mann ... ) del Baldi a Genova (Garibaldi vi bevve l'ultimo bicchiere
prima di imbarcarsi per la spedizione dei Mille che doveva ricongiungere
il Sud all'Italia) del Danieli, della Colomba di Venezia, del Caffè
Greco di Roma e del "Charleston Mazzara" di Palermo, del Margherita
di Viareggio, del Pedrocchi di Padova e pochi altri ancora. Questo suo esser
locale eccellente o, come hanno scritto tanti giornali "fiore all'occhiello
di una città come Milano" ha accentuato forse la semplicità
signorile cordiale e nello stesso tempo dégagée della sua
accoglienza.
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I PITTORI DI BAGUTTA
Bagutta non è un punto di riferimento solo per scrittori,
letterati e operatori dell'industria editoriale, ma anche per molti pittori
e in genere per la pittura italiana contemporanea. Se ne ebbe la dimostrazione
nel 1978 quando a Villa Simes, l'ex favolosa villa Contarini a Piazzola
del Brenta fu organizzata una mostra dei "pittori di Bagutta".
Dei suoi fondatori ce n'erano per ragioni anagrafiche come osservarono tanti
critici, ben pochi, ma vivo però era ancora il loro spirito. Questi
pittori di Bagutta, legati alla "scuola di Burano" ove usavano
trascorrere, o con Pio Semeghini, o in casa del "pittore francescano
di stelle ed acque" Umberto Moggiòli, lunghi mesi di silenzio
e lavoro accanto ad amici scrittori quali Diego Valeri e Giovanni
Comisso, non ebbero fra loro in comune solo il fatto di ritrovarsi tutte
le sere o due tre volte la settimana ai tavoli della stessa trattoria nel
paesello veneto o a Milano (Bagutta) oppure di avere insieme scoperto e
dipinto Burano e di aver legato la nebbia della capitale lombarda ai grigiori
della laguna, ma soprattutto di aver fermato in una identica atmosfera momenti
di felicità, di verità e arte assoluti. I loro nomi? Sono
moltissimi. Fra loro si devono annoverare quelli di Steffenini, Bucci, Barbieri,
Labò, Arata, Monti, Salietti, Tallone, Enzo Morelli, Novello, Vellani
Marchi, Palazzi, Leonardo Borgese, Gigiotti Zanini, Colognese, Vagnetti,
Semeghini, Spilimbergo, Cavallet, Lilloni e tanti altri tutti uniti da quello
"spirito di Bagutta" che legò e lega tuttora saldamente
fra loro tanti artisti sensibilissimi e anticonformisti, capaci di starsene
lontani da tutti gli "ismi" e tutte le mode. Una cosa che si paga
a sempre caro. Non è facile esser se stessi nella più assoluta
semplicità. |
I PEPORI
Questa dote è sempre stata appannaggio dei proprietari. Enzo, il
più vecchio dei fratelli Pepori, in una intervista alla Gazzetta
Ticinese di Lugano (11 nov. '79) rievocò così le origini del
locale. "Era una casa modesta... intendiamoci, roba dove venivano muratori
e brumisti. S'entrava e si vedevano le botti. In cucina c'era la mamma,
che era tanto brava, e noi tutti a servire... Quelle piccole stanzette col
tetto basso erano sempre piene di fumo. Ma un giorno entrò Bacchelli,
e cambiò tutto ... ". Verissimo. I Pepori hanno sempre saputo,
aggiungeva l'intervistatone che senza la presenza affettuosa di scrittori,
pittori, giornalisti il loro locale non sarebbe mai diventato famoso. Tutti
però erano assai affezionato a quegli artisti squattrinati. Infatti
quando nel '36 la trattoria dal 4 si spostò al 14 e i Pepori chiesero
ai loro amici pittori di affrescarne le pareti Vellani, Novello, Resentera,
Semeghini, Colognese, Steffenini, Palazzi, Morelli aderirono subito. E quando
De Chirico, Casorati, Soffici e altri «grandi» passavano da
Milano non disdegnavano di lasciare loro un ricordo. In tempi più
recenti altri notisìmi pittori come Minguzzi, Spilimbergo, Brotto,
Cesetti, Calvani, Egitto,Vemizzi (padre e figlio). Manzi e Luciano Francesconi
hanno lasciato più di un loro segno.
TABET
Quando qualche anno fa scomparve Vellani Marchi nelle liste si cimentò
il più popolare, modesto e simpatico illustratore italiano, quello
che creò l'indimenticabile e bellissimo manifesto di Rossella O'Hara,
la protagonista del fílm «Via col Vento», cioè Tabet. Sono
molti i frequentatori del locale che chiedono di questo pittore di ritratti
bellissimi e lo guardano da lontano mentre cena o discute nella 'sala degli
artisti' Accanto gli è spesso Luciano Francesconi, giudice di Bagutta
ed estroso geniale artista, noto per i suoi disegni che compaiono regolarmente
sul «Corriere della Sera». Fra le tante sale, quella degli artisti,
col suo lungo tavolo ad angolo retto, è la più osservata e
chiacchierata del locale. E' al centro di quel tavolo che nelle serate di
gala vien messo il festeggiato: fra pittori, scrittori, editori, cantanti
e amici. Sono molti gli illustri e noti che alla saletta preferiscono le
altre e confondersi col pubblico e molti quelli che talora si disputano
questo o quel tavolo vicino alla saletta, mentre gli amici dei proprietari,
sostano alla tavola dei Pepori, in fondo alla sala a sinistra appena si
entra.
Questa tavola è forse la più "exclusive" del locale:
vi si incontra sempre un divertente campionario umano: scrittori, pittori,
un simpatico vigile urbano, un assicuratore, il fioraio di San Babila...
e naturalmente giornalisti e pittori soprattutto di casa. Come
Tabet o Francesconi tutti assidui frequentatori di Bagutta. Meno, però,
sempre di Novello che per oltre cinquanta anni frequentò Bagutta
consumandovi cena o colazione almeno quattro volte alla settimana incantando
tutti con la sua verve. Nato nel 1901 a Codogno era, come diceva sempre
Renzo Cortina "rimasto fortunatamente sempre minorenne". |

Quest'articolo, i posti a tavola e la
riproduzione della celebre cartolina di Vellani Marchi sono apparsi sul
"Corriere della Sera " del 4 Marzo 1984 sotto il titolo
"Politica e Finanza assieme a tavola. L' eccezionale cenacolo nella
trattoria degli artisti e dei letterati". L'occasione fu offerta da
"L'incontro sul futuro" organizzato dal Presidente della Confindustria.
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A ospitare il rarissimo incontro conviviale di tante personalità
alla guida del Paese, è stato - per un curioso gioco di contrasti
- proprio il ristorante meno "politico" e più votato invece
al fasti dell'arte e della letteratura: appunto, il Bagutta. Curioso, In
ogni modo, anche il fatto che Il noto locale dove ci si incontra alla milanese,
si mangia alla toscana e si paga alla romana abbia avuto finora per Insegna
un altro genere di "cenacolo", che riportiamo qui sotto nella
celebre illustrazione "La tavolata- giuria" che nel 1927 diede
vita al premio Bagutta era composta da (nell'ordine, da sinistra nella cartolina):
Vellani Marchi, Steffenini, Alessandrini, Monelli, Vergani, Bacchelli, Franci,
Bonelli Scarpa, Veretti, Niccodemi. Undici in tutto, anche se disposti a
imitazione del dipinto leonardesco. La disposizione dei personaggi che componevano
la grande tavolata con Pertini non è facile da spiegare, né
da identificare.
L'unico nucleo che si stacca nettamente è quello
centrale del lato addossato al muro, composto dal presidente Pertini, al
centro, con il cardinale Martini alla destra e il ministro Andreotti alla
sinistra. Altre "terne " si possono individuare, ma non abbastanza
nitide da non poter essere ricostruite con criterio diverso. Di fronte a
Pertini, per esempio, c'era Craxi con Merloni a Martini alla destra e Agnelli
a sinistra. Ma, se prendiamo come centro Spadolini, abbiamo Tognoli alla
sua destra e Merloni alla sua sinistra. L'incontro a tavola, com'era inevitabile,
è stato dominato dall'incontenibile spirito di Pertini. Una delle
sue battute iniziali, per la verità, è sembrata intrisa di
un risentimento espresso dal presidente nella mattinata riguardo alla produzione
della celebre cartolina di scarsa presenza di giovani al convegno della
Confindustria. La riferiamo perchè , in chiave di facezié,
ripropone il desiderio di Pertini, che venga data ai giovani ampia facoltà
di partecipazione. Appena entrato in Bagutta, appena salutati i superstiti
fratelli Pepori, Mario e Adriano titolari del locale, Pertini spiega a Merloni
- che gli è venuto incontro - il motivo del suo ritardo: Sono andato
in Galleria, a prendere l'aperitivo con una bella francesina.. E Merloni:
"Lasciando qui me con i politici Pertini, a mezza voce: " Tutti
bei giovanotti...".
Luciano Visintin
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UNA VOCE
Questo ristorante noto in tutto il mondo é, fatto
raro, anche una 'voce' di moltissimi dizionari ed enciclopedie. Alfredo
Panzini nel suo celebre "Dizionario Moderno" lo definì
così: "Premio fondato nel 1927 da giornalisti ed artisti per
aiutare il parto di geni giovanili". Obiettiva e distaccata invece
la definizione datane dal "Dizionario Enciclopedico Treccani"
e dal "Lessico Universale Italiano" edito nel 1969 dalla stessa
Fondazione Treccani. A pag. 546 del suo secondo volume si legge:"Trattoria
di Milano, ritrovo di artisti, scrittori, giornalisti, molto nota per l'
omonimo premio letterario - il primo istituito in Italia - che dal 1927
viene annualmente assegnato a una opera di scrittore italiano contemporaneo
da una giuria composta dai più noti frequentatori.
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I PIU' DISCRETI
Tra i personaggi che popolano Bagutta i più schivi, discreti, apportati
sono i Pepori, gli eredi di Alberto, scherzosamente chiamato dagli amici
Pepori I. Lo prendevano un po' in giro, ma nello stesso tempo non sbagliavano.
Indubbiamente creò un ristorante e fondò una dinastia semplice,
affabile, riservata e consapevole come lui.. Alberto era un uomo tranquillo,
sereno, severo coi figlioli, e pieno di una eccezionale operosità
e umanità. Sua moglie, nota come la "Sora Giulia", era
una donna luminosa e gentile. Anche lei scomparve (nel '56) dopo aver passato
trenta e più anni della sua vita davanti ai fornelli.
Notorietà
e celebrità raggiunte col ristorante non l'avevano distolta dal suo
lavoro. Come il marito poi aveva subito intuito cosa significavano quei
primi giovani artisti venuti con e dopo Bacchelli, coi loro discorsi di
arte, giornalismo, pittura, scultura. "Era una comitiva fracassona
e urlona che molto mangiava e pochissimo voleva pagare" scrisse Orio
Vergani ricordando la Sora Giulia il giorno della sua scomparsa (3 agosto
1956: Corriere d'nformazione) "Abituata ad avere in quel buco come
clienti i brumisti che facevano posteggio in San Babila, il fioraio che
dopo tanti anni è ancora li, fedele, a vendere rose e gladioli e
rami di pesco all'ombra dell'antica colonna, e i primi tassisti, la sora
Pepori e il marito capirono che i fermenti di quella brigata di oscuri giovanotti
meritava affetto e rispetto. E compresero anche che Bacchelli, il quale
aveva già scoperto a Bologna il ristorante "Pappagallo",
di cucina e mangiare ne sapeva non poco, ma assai.
Davanti ai suoi occhi
era passata mezza storia della letteratura italiana, di lei, la Sora Giulia,
un po' madre e un po'sorella maggiore, pronta a cancellare il debito di
poveri e mai pronta invece ad adulare i superbi. Belle donne, attiiei illustri,
attori e scrittori Emma Grammatica e Lucia Bosè giovinetta, la Lollobrigida,
ragazzina ignota, Ingrid Bergman col suo viso da studentessa svedese, Marinetti
e Carlo Carrà, Lilla Brignone e Diana Torrieri. Marta Abba e Vera
Vergani, Renato Simoni e Ciorgio Strehler, Felice Casorati e Giorgio De
Chirico, Luigi Pirandello, Dario Niccodemi, Giovanni Papini, Ardengo Soffici,
lldebrando Pizzetti, Renato Simoni... tutti erano stati alla sua tavola.
Una buona donna che considerava tutti come suoi figli, che voleva bene ugualmente
ai suoi fedeli, arrivati o no... Buona notte, sora Giulia... Aveva tirato
su una grossa famiglia di figli del suo sangue e un altra famiglia di migliaia
e migliaia di baguttiani ... ".
Il suo primo figliolo (ne aveva avuti sei: Natale, Enzo,
Italo, Adriano, Mario, Felicita) diventò Pepori II. Natale era affiancato
da una straordinaria moglie,la sora Bianca che prese d'istinto il posto
della "sora Giulia". Ancora oggi sta in cucina, prepara i suoi
piatti e sovraintende a tanti lavori (ha avuto nell'84 l'Ambrogino d'oro
la massima distinzione che il Comune di Milano dà ai suoi figli più
laboriosi o meglio a coloro che hanno fatto grande la metropoli milanese).
Ha sempre molto lavorato anche Enzo, un altro straordinario Pepori, che
aveva un debole per la pittura e per i cavalli, uomo simpatico e generoso
che nominato cavaliere ebbe l'onore di vedersi anche effigiato in una famosa
lista da Mario Vellani Marchi. Oggi il locale è diretto da "Pepori
III" che sono poi due, Adriano e Mario, i quali piuttosto di dedicare
la vita alle loro lauree 'in medicina e farmacia hanno preferito dedicarla
al loro adorato locale per far proseguire la bella e straordinaria favola
di Bagutta. Dove, fra l'altro, tengono anche viva la passione dello scopone
(con quattro carte in tavola). Adriano e Mario sono infatti appassionati
giocatori. Di solito giocano a pomeriggio inoltrato o la sera, dopo le ventitrè.
Loro compagni di gioco sono spesso Mario Soldati e pochi altri eletti tra
cui i giornalisti Antonio Dini e chi ha ideato scritto e curato questo libretto.
Corrado Pizzinelli |
(english) - (deutsch)
"
(The Restaurant)" Il Ristorante // Trattoria
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