Premio Bagutta

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Dal 1927 il "Premio Bagutta" viene assegnato ogni anno. Solo dal 1937 al 1947 non fu concesso. Naturalmente, dopo sorsero molti altri premi. Oggi in Italia sono oltre 1.300 i premi letterari: tutti sono venuti da e dopo Bagutta. Premio aristocratico, assegnato d'inverno e non quando si assegnano tutti gli altri in Italia, cioè durante l'estate. Il Premio non ha ufficio stampa, bandi di concorso, limitazioni di generi letterari e tanto meno un regolamento. Il Bagutta è andato a saggi, romanzi, racconti, poesie, libri di memorie e anche una antologia di traduzioni. E' l'unico premio rimasto indipendente da pressioni editoriali e vive perché è semplice e stravagante, e non monopolizzato da 'addetti ai lavori'.
Non ha nemmeno una complicata macchina elettorale. Ha solo, ripetiamo, la semplicità. Esaltata e celebrata da tutti i giornalisti che nel corso degli anni se ne sono occupati, questa semplicità è davvero la qualità più preziosa del Bagutta assegnato in pieno inverno - ha scritto il giornalista Giulio Nascimbeni - quando Milano ha la nebbia o la neve e la piccola via parallela alla Montenapoleone consente qualche rapido transito di fantasmi da Panzini a Pirandello, a Baldini, a Marotta e tanti altri celebri e meno celebri, venuti nel tempo a cenare sotto i disegni conviviali di Mario Vellani Marchi" (Corriere Informaz. 15-1-1977). Poi il Bagutta è sempre giovane. Ogni anno la sua assegnazione è seguita da tutta la stampa italiana e in particolare da quella di Milano. Su 'Il Giorno', 'Il Corriere' e 'Il Giornale' si parla assai del 'Bagutta'. Il che torna a onore soprattutto dei Giudici che tengono vivo questo premio e lo presentano ogni anno carico di ricca e vitale incertezza.

La storia di come è nato il premio

Una mattina, di tanti anni fa, passò davanti al locale, lo scrittore Riccardo Bacchelli che attratto dalla fronda messavi come insegna, un antico e semplice paesano richiamo, vi si fermò a mangiare.
Rimasto soddisfatto continuò a recarvici, conducendovi ogni tanto i suoi amici, i quali, dato che vi si mangiava davvero bene e si spendeva poco, ne diventarono assidui clienti. Fu così che quel piccolo locale aperto da Alberto Pepori da Galleno, frazione di Fucecchio, diventò - s' era già nel 1926 - il luogo di ritrovo di scrittori pittori e giornalisti.
Costoro una sera decisero per gioco di multarsi fra loro.
Da allora chi arrivava in ritardo, chi faceva un'assenza o chi ne disertava la tavola per stare con un'amica, pagava una ammenda.
Una sera Orio Vergani, un giornalista allora già noto, ma che sarebbe poi diventato notissimo e famoso, disse: "Va bene, io pago la mia multa, ma perché non mettiamo via questi soldi e destiniamo poi il gruzzolo a un fondo da destinarsi all'autore del libro che a noi piacerà di più?". Lo stesso Vergani, rievocando la fondazione del Premio, il primo - ripetiamo - d' Italia, scrisse in un articolo (ripubblicato sul Corriere d'informazione del 15 gennaio 1977). Tirammo fuori cento lire a testa. Il Bagutta nacque su un piatto di grossa porcellana, di quelli che si usano nelle trattorie e vengono considerati se non proprio infrangibili, difficili da scheggiarsi negli acquai. Adesso che è passato tanto tempo piacerebbe poter dire che è nato su un piattino di stagno di quelli che ai suonatori ambulanti servono per raccogliere le offerte. In quel piatto furono depositate mille e cento lire che costituirono il fondo iniziale, il primo peculio. Da allora per molti anni i baguttiani provvidero personalmente alla raccolta dei fondi .... Ma quando e come venne l'idea del Premio? Per l'esattezza la sera dell'undici novembre 1926. Un altro illustre giornalista, Paolo Monelli, scrisse: laqnò. Tra bicchieri pieni, mezzi vuoti, su un pezzo di carta da droghiere fu scritto il regolamento del primo premio letterario d'Italia. Dei giudici uno solo era astemio. (Civiltà del bere, novembre 1974).

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